Giovedì gnocchi.

Pensavate fosse impossibile, invece è proprio così, esistono gli gnocchi che sembrano essere di patate e invece sono solo di farina e acqua. Per chi è allergico o intollerante alle patate è un sogno poter mangiare gli gnocchi, deve rinunciarci inesorabilmente, bene, ora è realtà. Divertitevi a far provare gli gnocchi senza patate. I miei commensali non si accorgono della differenza, e voi?

Gnocchi senza patate

Piatto Main Course
Cucina Italian
Preparazione 15 minuti
Cottura 3 minuti
Tempo totale 18 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 450 Gr Farina Grano duro
  • 2 uova
  • 1 Litro Acqua
  • Qu.b. Sale

Istruzioni

  1. In una pentola versare l'acqua e portare a bollore. Versare la farina, spegnere e girare con la frusta. Aggiungere il sale e le uova e amalgamare bene.

  2. Riaccendere il fuoco e continuare a girare fino a che l'impasto non si stacchi dalle pareti della pentola. Deve formarsi una palla. Posizionare l'impasto su un tappetino e formare gli gnocchi. Potete anche fare delle palline. Cuocete in acqua bollente fino a che non vengano a galla e condite a piacimento, io ci ho messo il ragù. 

Zucchine alla poveretta di Bari vecchia

 

Le zucchine alla poveretta di Bari vecchia

Un contorno Total veg, buonissimo, legato alla tradizione semplice delle campagne baresi. In questo piatto c'è tutto il profumo del Sud.

Piatto Side Dish
Cucina Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 5 minuti
Tempo di asciugatura 8 ore
Tempo totale 15 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Tradizione locale

Ingredienti

  • 4 n. Zucchine
  • 1/2 Bicchiere Aceto Di mele
  • 3 Cucchiai Olio di oliva Extravergine
  • 1 Rametto Menta Fresca
  • Qu.b. Sale

Istruzioni

  1. Con una mandolina affettare le zucchine dopo averle lavate e asciugate e disporle su un canovaccio pulito, coprire con un altro canovaccio e lasciarle asciugare per 8 ore o tutta la notte. I piatti buoni hanno bisogno di tempo e pazienza. 

  2. In una padella antiaderente riscaldare l'olio e mettere le zucchine su fuoco medio, girarle spesso. Non cuocerle troppo, devono risultare croccanti. Sfumare con l'aceto di mele.

  3. Spegnere il fuoco, aggiungere il sale e qualche foglia di menta, coprire con un coperchio per qualche minuto e servire.

Il cioccolato e il suo meraviglioso viaggio.

  • Cari lettori, come vedrete amo il cioccolato alla follia, ma senza cadere nel cioccolismo, per questo vi preparerò spesso dolci al cioccolato, quindi, ho pensato di scrivervi qualche curiosità a riguardo. Il cioccolato ad esempio si trova in molti libri o film. Nel 1964Roald Dahl pubblica una storia per bambini intitolata La fabbrica di cioccolato da cui vengono in seguito prodotti due film: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart (1971) e La fabbrica di cioccolato di Tim Burton (2005). Prima di poter essere mangiato come noi lo conosciamo il cioccolato ha fatto un lunghissimo viaggio attraverso i secoli. Raccontandovi i vari step che ci hanno portato alla tavoletta di cioccolato sarà un po’ come viaggiare nel tempo.

    Plum cake al cioccolato

    Potete coprire i vostri plum cake con dello zucchero a velo o con una ganache al cioccolato.

    Piatto Breakfast, Dessert
    Preparazione 10 minuti
    Cottura 30 minuti
    Tempo totale 40 minuti
    Porzioni 24 Plum cake
    Chef Francesca Tartaglia

    Ingredienti

    • 6 n. Uova
    • 400 gr Zucchero
    • 320 Gr Farina 00
    • 1 Bustina di lievito Per dolci paneangeli
    • 35 Gr Cacao Amaro in polvere
    • 250 Gr Yogurt Bianco
    • 200 Gr Burro Sciolto

    Istruzioni

    1. In un contenitore con le fruste elettriche montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.

    2. Aggiungete lo yogurt, la farina  il cacao e il lievito. Sciogliere il burro al microonde e unirlo a filo all'impasto.

    3. Potete foderare uno stampo con carta forno o imburrato e infarinate uno stampo per plum cake, versandovi l'impasto.

    4. Io personalmente ho usato i pirottini, se volete farlo anche voi, con il dosa gelato versate l'impasto in ogni pirottino, stando attenti a non superarne la metà, dopo averli posizionati su una teglia.

    5. Io ho usato anche dei pirottini a forma di fiore, trovati da Tiger a Roma.

    6. Infornare a 175 gradi per 30 minuti circa, vale sempre la prova stecchino. Una volta raffreddati potete decorarli con lo zucchero a velo.

    Uno studio del 2003 promosso dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) di Roma, sostiene che il cioccolato fa bene al cuore. I risultati hanno rivelato che il fondente aumenta del 20% le concentrazioni di antiossidanti nel sangue, mentre quello al latte non ha alcun effetto; addirittura il fondente perde ogni effetto se accompagnato a un bicchiere di latte. Secondo i ricercatori il latte farebbe diminuire gli effetti positivi e cardioprotettivi. Ma come è arrivata

    a noi la lucida e stupenda tavoletta di cioccolato? È interessante scoprire che lungo viaggio e trasformazione ha subito il seme del cacao e soprattutto prendere coscienza di quanto, gli amanti del cioccolato di ogni età, siano fortunati a vivere in questo periodo storico, in cui il cioccolato è come lo conosciamo noi, dolce, buonissimo, in tavolette, in cioccolatini e tanto altro, mentre era consumato come bevanda salata a base di polvere di semi di cacao e spezie ed era amaro.

I Maya furono i primi a coltivare la pianta del cacao nelle terre tra la penisola dello Yucatán, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala. Per gli Indios i semi sono così preziosi da essere utilizzati come vere e proprie monete. Il cacao ha addirittura significati simbolici e religiosi. Presso i maya il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero “cibo degli Dei”, e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). I maya amavano la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Acqua si diceva haa, e caldo si diceva chacau 

La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche, si presume che fosse presente più di 6.000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco. I primi agricoltori che cominciarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme a questo del cioccolato.

La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. Un’altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella ragazza.

Successivamente ai Maya anche gli Aztechi cominciarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata. Oltre a un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vanigliapeperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e altri componenti addensanti o nutrienti, come farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais e il miele. La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall’alto da un recipiente a un altro. era un articolo di lusso in tutta l’America centrale pre-colombiana; i semi di cacao erano usati come moneta di scambio, di conto e anche come unità di misura: nel tesoro dell’imperatore Motecuhzoma (più noto con il nome di Montezuma) se ne poterono trovare quasi un miliardo.

Nel 1502 avvenne il contatto del cacao con la civiltà europea: Cristoforo Colombo  fu il primo europeo a provare il cacao durante il suo quarto e ultimo viaggio in America sbarca sull’isola di Gunaja, al largo della costa dell’Honduras, dove ha l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao; al ritorno, portò con sé alcuni semi di cacao da mostrare a Ferdinando e Isabella di Spagna, ma non diede alcuna importanza alla scoperta, probabilmente non particolarmente colpito dal gusto amaro della bevanda.

Solo con Hernàn Cortéz si ha l’introduzione del cacao in Europa in maniera più diffusa, era il 1519. Arriva nel Nuovo Mondo dalla Spagna e la popolazione locale lo scambia per il dio Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda sarebbe dovuto tornare proprio in quell’anno. L’imperatore Montezuma, allora, lo accoglie a braccia aperte e gli offre un’intera piantagione di cacao con i relativi proventi. Nel 1528 Cortéz porta in Spagna alcuni semi di cacao, recandoli in dono a Carlo V.

Il primo carico documentato di cioccolato verso l’Europa a scopo commerciale viaggiò su una nave da Veracruz a Siviglia nel 1585.

La tradizionale lavorazione per la produzione delle tavole di cioccolato solide, anch’esse di origine azteca, viene importata nella Contea di Modica, allora protettorato spagnolo. Tale lavorazione dà origine allo xocoàtl, un prodotto che gli abitanti del Messico ricavavano dai semi di cacao triturati su una pietra chiamata metate, prodotto che ormai si produce nella sola Modica in Sicilia.

Fu Caterina, figlia di Filippo II di Spagna, che sposò nel 1585 Carlo Emanuele I, duca di Savoia, a diffondere il Cioccolato con l’arrivo a Firenze alla corte di Cosimo III de Medici. Nel 1606 il cioccolato veniva prodotto in Italia nelle città di FirenzeVenezia e Torino. Nel 1650 il cioccolato viene commercializzato anche in Inghilterra: a Oxford si inizia a servire il cioccolato negli stessi locali in cui si serviva il caffè. Nel XVII secolo divenne un lusso diffuso tra i nobili d’Europa e gli olandesi, abili navigatori, ne strapparono agli spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.

Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose.

Il Brasile, il Venezuela, la Martinica e le Filippineaumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino. Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino da salotto, come lo conosciamo noi, fu inventato a Torino da  Doret. Nel 1820 fu prodotta la prima tavoletta di cioccolata di tipo commerciale in Inghilterra. Nel 1826, sempre a TorinoPierre Paul Caffarel cominciò la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie a una nuova macchina capace di produrre oltre 300 kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l’olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao.

 

Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry. Nel 1852 a Torino Michele Prochet comincia a miscelare cacao con nocciole tritate e tostate creando la pasta Gianduia che verrà poi prodotta sotto forma di gianduiotti incartati individualmente.

Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero, si unì al suocero (François-Louis Cailler, inventore della tavoletta di cioccolato) nella produzione del cioccolato. Nel 1867 cominciarono a includere il lattetra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l’acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l’infanzia di nome Henri Nestlé.

Nel 1879 Rudolph Lindt infine inventò il processo chiamato concaggio (conching), che consiste nel mantenere a lungo rimescolato il cioccolato fuso per assicurarsi che la miscelazione sia omogenea. Il cioccolato prodotto con questo metodo è il cosiddetto “cioccolato fondente”. Ora è proprio arrivato il momento di un pezzo di cioccolato, che ne dite? Ho un’idea, vi posto la ricetta dei plum cake al cioccolato.

Il gelato

Finalmente le temperature si stanno alzando, ma a noi viene subito alla mente l’estate e il cremoso gelato rinfrescante.

L’origine italiana del gelato viene riconosciuta in gran parte del mondo (non è inusuale, nelle gelaterie estere, vedere indicazioni come “vero gelato italiano”), ma fu la sua introduzione in Francia a renderlo famoso in tutta Europa.

Notizie certe riguardo al gelato come “impresa” si hanno su Francesco Procopio dei Coltelli,  un cuoco siciliano,  che nel 1686 riuscì a preparare la miscela che tutti noi conosciamo oggi.

Arrivò, dopo tanti insuccessi e successivi perfezionamenti, fino a Parigi, dove aprì nel 1686  un locale, il Café Procope,  dove veniva servita una grande varietà di gelati. In seguito, dato l’enorme successo ottenuto, si spostò in una nuova e più grande sede,  di fronte alla “Comédie Française” (il teatro, fondato nel 1680, si sarebbe poi spostato nella sede attuale nel 1799).

La fama di “più celebre Caffè letterario d’Europa” deriva dal fatto che i suoi clienti non erano soltanto gli attori, le attrici e gli altri componenti della Comédie Française, ma anche e soprattutto intellettuali, filosofi, letterati.

Il “Café Procope” esiste ancora, anche se non più esercente la brillante attività che lo rese famoso in tutta Europa. La diffusione su scala “industriale” del gelato nel mondo partì dunque dalla Sicilia.  Risale circa al 1884 una delle maggiormente note rivendite commerciali di gelato italiane.

Tra le varie scuole che si sono distinte nel tempo nella fabbricazione ed esportazione all’estero della cultura italiana del gelato merita citazione quella veneta, in particolare quella della Val di Zoldo, del Cadore della provincia di Belluno, che ha saputo farsi apprezzare in tutto il mondo. In particolare un gelataio cadorino Italo Marchioni nel 1903 inventò ilcono gelato, ovvero un contenitore fatto di cialda con la parte aperta verso l’alto da riempire con il gelato (a palline o con una spatola), contribuendo con questa innovazione ad incrementare la popolarità e la diffusione del gelato italiano.

Dal punto di vista produttivo e della lavorazione, esistono due varietà ben distinte di gelato: il gelato artigianale e il gelato industriale. Noi oggi andremo a fare il gelato artigianale senza gelatiera.

Il gelato artigianale fiordilatte e vaniglia

Il gelato che vi propongo è fatto senza gelatiera, si fa velocemente è cremoso, buonissimo. Il destrosio usato lo trovate al supermercato, oppure nei negozi che vendono integratori per sportivi. Ve lo propongo alla vaniglia come ricetta base. Io ne ho fatto anche un po' al gusto Kinder maxi per il mio piccolo Giulio. Ma ricordate sempre che sulla base potete fare tutte le variazioni e aggiungere i gusti che preferite.

Piatto Breakfast, Dessert
Cucina Italian
Preparazione 15 minuti
Cottura 5 minuti
In freezer 3 ore
Tempo totale 20 minuti
Porzioni 6
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 390 gr Zucchero
  • 120 Gr Acqua
  • 195 Gr Destrosio
  • 240 Gr Albumi
  • 1 n. Bacca di vaniglia
  • 1 Litro Panna Fresca

Istruzioni

  1. Unire acqua e zucchero in una pentola, far arrivare a 121 gradi sul fuoco. Ve ne accorgete anche senza termometro quando sobbolle, fa tante piccole bollicine e lo zucchero è sciolto. Spegnere oil fuoco. Versare a filo gli albumi , e montare con il destrosio.

  2. Incidere la bacca di vaniglia in lunghezza e con un coltellino estrarre i semini neri profumatissimi.

  3. Aggiungete la vaniglia alla panna liquida e montatela. Aggiungete la cioccolata kinder in pezzi, per ottenere questo gusto o della cioccolata fusa.

  4. Io ho aggiunto pezzi di kinder perché il mio bimbo ne va matto.

  5. Aggiungere gli albumi montati alla panna mescolare bene e mettete il tutto in un contenitore in freezer per 3 ore e il gelato è pronto.

Primo maggio: il gusto della tradizione

La tradizione della giornata di relax da trascorrere all’aria aperta, come pic-nic, risale ai tempi degli antichi Romani per celebrare l’arrivo della primavera con un pranzo gustoso, ma poco impegnativo, per trascorrere del tempo con chi si ama e augurargli felicità e prosperità, condividendo riposo e spensieratezza. Nel Lazio i simboli indiscussi della Festa dei Lavoratori del 1° maggio sono le fave e il pecorino. Le fave sono ricche di sali minerali e poco caloriche. Dai testi antichi siamo riusciti a far risalire la presenza delle fave già dal periododo Neolitico, vista con accezione negativa fino a quando le fave non si utilizzarono per celebrare la dea Flora, protettrice della natura in fiore e della rinascita, festeggiando la primavera, inserendo così nella tradizione prima il lancio dei suoi baccelli per augurare fortuna e ricchezza, e poi considerando di buon auspicio il fatto di trovare 7 semi nello stesso baccello. Le origini del pecorino, invece, si fanno risalire alla Roma Antica narrata nei testi di Plinio il Vecchio e Ippocrate, che già allora ne spiegano i metodi di produzione. Digeribile, proteico e molto calorico, fu usato molto come alimento fondamentale dai legionari prima di ogni battaglia, oggi è il simbolo delle uscite fuori porta del primo maggio laziale, le fave romanesche devono essere tenere e freschissime e il pecorino romano deve essere quello DOP, non molto stagionato. Se volete provare questa tradizione sfiziosa, stendete un telo in spiaggia o in pineta e abbinate un vino frizzante, del pane casareccio e qualche fetta di salame corallina e…buon primo maggio! Che si festeggi per mangiare fave e pecorino, per i lavoratori o per la primavera, l’importante è che ci si diverta sempre.

Profumi dal mare

La ricetta di oggi prevede tante preparazioni e passaggi, ma il ristato sarà ottimo. Molti la accomunano alla tradizione partenopea, ma in realtà è una ricetta dei pescatori, della gente di mare, dei navigatori, dei pirati e dei principi.
Le temperature sono più calde e si ha voglia di mare, così vi propongo la ricetta degli spaghetti alle vongole veraci cremosa e gustosa diversa da quella che trovate comunemente in rete, io vi scriverò i segreti delle cucine più preziose. Il cucchiaio d’argento cerca la perfezione sul volto soddisfatto di chi assaggia e degusta. In questa ricetta ho usato gli spaghetti De Cecco. Se seguirete esattamente la ricetta, mangerete i più buoni spaghetti con le vongole che avrete mai mangiato. Provare per credere.

I più buoni spaghetti con le vongole

Piatto Main Course
Cucina Italian
Preparazione 30 minuti
Cottura 15 minuti
Tempo per fumetto 20 minuti
Tempo totale 45 minuti
Porzioni 4
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1 Kg Vongole Fresche veraci
  • 400 Gr Spaghetti
  • 5 Cucchiai Olio Extravergine d'oliva
  • Qu.b Prezzemolo
  • 1 n. Scalogno
  • 1 n. Carota
  • 1/2 Limone
  • 1 Pezzetto Alga Kombu
  • 1 Sedano Gambo
  • 2 Spicchi Aglio
  • 1 Pezzetto Alga Wakame
  • 2 Litri Acqua
  • 1 Pizzico Curcuma Polvere
  • 140 Gr Sale Per spurgo
  • 1 n. Zucchina
  • 1 Pizzico Pepe Nero

Istruzioni

  1. Iniziate mettendo in frigo in un contenitore due litri d'acqua, 140 gr di sale e le vongole a spurgare per togliere la sabbia eventuale che può trovarsi all'interno. Far trascorrere 12 ore. Sciacquare le vongole sotto acqua corrente e " bussare" sul tagliere con la vongola dalla parte dell'apertura.

  2. Preparare il fumetto con 2 Litri d'acqua, la zucchina o se avete un paio di fiori di zucca senza pistillo,  la punta di un coltello di curcuma, l'alga Wakame,  l'alga Kombu,  uno spicchio d'aglio, il sedano, lo scalogno, la carota e un po' di prezzemolo e far cuocere e ridurre per 20 minuti.

    Questa è la versione semplificata, se, volete ottenere un risultato più saporito e versatile per altri primi a base di pesce, come lo scoglio o il risotto alla marinara, aggiungete: un pomodorino,  code di gambero, la lisca di salmone o un pezzo di rombo o rana pescatrice e far cuocere fino a che la carota diventa morbida. Spegnere e coprire con un coperchio. 

  3. Nel frattempo preparare una padella saltapasta grande con l'olio e l'aglio. Far rosolare l'aglio, tuffarvi le vongole e coprire con un coperchio per 3 minuti e spegnere il fuoco. Filtrare il sughetto ottenuto e metterlo in una pentola, filtrare anche 3 mestoli di fumetto e aggiungerli nella pentola, portare a bollore e cuocervi la pasta, Man mano che si asciuga il liquido, infine, aggiungere mezzo limone spremuto, che farà da addensante e un filo d'olio, aggiungere il brodetto filtrato fino a cottura al dente della pasta,  che deve risultare cremosa. Dovete girare la pasta continuamente. Una volta cotta unire le vongole e una manciata di prezzemolo e un pizzico di pepe nero. 

  4. Come potete notare non c'è l'uso del vino bianco, che però potere bere a tavola e la pasta non va salata, l'alga e le vongole già danno sapore. Mi raccomando scegliete sempre prodotti freschi e di ottima qualità. Buon appetito!

La carbonara con qualcosa in più

Oggi vi propongo la carbonara con aggiunta di zucchine. Non è un piatto vegetariano e non è la carbonara di zucchine, ma con zucchine. Mio marito romano e romanista D.o.c. ha approvato la variante, affermando che risulta più leggera, ma ho dovuto promettergli di scrivervi e cucinare la sua ricetta originale, quella romana. Prossimamente ve la posterò.

Tonnarelli alla carbonara con zucchine

Piatto Main Course
Cucina Italian
Preparazione 10 minuti
Cottura 10 minuti
Tempo totale 20 minuti
Porzioni 4
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 160 Gr Guanciale
  • 500 Gr Tonnarelli Freschi all'uovo
  • 5 n. Uova
  • Qu.b. Olio di oliva Extravergine
  • 2 n. Zucchine
  • 300 Gr Pecorino Fresco grattugiato
  • 1 n. Scalogno

Istruzioni

  1. Lavare, asciugare e tritare le zucchine con lo scalogno. Tagliare il guanciale e cubetti. In una padella antiaderente mettere un filo d'olio il guanciale e le zucchine con lo scalogno, far rosolare, spegnere e coprire con un coperchio. Non ho aggiunto pepe per far mangiare anche i bimbi. Sbattere le uova con il pecorino grattugiato. Cuocere la pasta in abbondante acqua, a mezza cottura, scolare la pasta e saltarla insieme al composto di zucchine e guanciale. Unire le uova, far amalgamare e spegnere il fuoco. L'uovo deve rimanere cremoso, il guanciale rosato.

Il cucchiaio d’argento

Ho voluto chiamare questo blog “Il cucchiaio d’argento” in onore de Il Cucchiaio d’Argento, il manuale di cucina italiana best seller in libreria dalla sua prima edizione del 1950, cui ne seguono ben 9. Tradotto in 10 lingue ha venduto più di 2 milioni di copie in Italia e 2,5 milioni nel resto del mondo.

Viole e cioccolato

Le viole e il cioccolato, potrebbero essere elementi discordanti, in realtà no. Spesso nelle mie ricette troverete l’uso di fiori, perché non ce ne accorgiamo, ma mangiamo e “beviamo” tanti fiori e il loro uso in cucina è gradevole alla vista quanto alla salute. Infatti la violetta ha proprietà antisettiche e antidolorifiche e aiuta a curare il raffreddore, utile nel cambio di stagione, ma questi rimedi sono spesso legati all’olio essenziale con cui fare suffumigi. Il cioccolato, invece ? Ancora meglio. È un antistress e un antidepressivo naturale, contiene tanto fosforo, potassio, calcio, sodio, ferro e magnesio, integratore energetico e potente antiossidante. Ho pensato di farvi provare una dolce e classica ricetta, ottima per la colazione primaverile, ma anche come dopocena e perché no, accompagnando tutto da un tè alla lavanda e violetta.

Muffin alla violetta e cioccolato

In questa ricetta ho usato il lievito Paneangeli e la cioccolata Extrafondente Emilia Zàini. Per me migliori.

Piatto Breakfast, Dessert
Cucina American, Italian
Preparazione 15 minuti
Cottura 25 minuti
Tempo totale 40 minuti
Porzioni 17 Porzioni
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 180 Gr Burro Temperatura ambiente
  • 200 Gr Zucchero Aromatizzato alla violetta
  • 2 n. Uova Grandi a temperatura ambiente
  • 400 Gr. Farina 00
  • 16 gr Lievito Per dolci
  • 1 Cucchiaino Bicarbonato
  • 250 Gr Latte Fresco intero
  • 1 Pizzico Sale
  • 200 Gr Cioccolato Extrafondente

Istruzioni

  1. In un contenitore versare il latte e le uova  a  temperatura ambiente e il burro fuso tiepido. Lavorare con una frusta. In un'altra ciotola setacciare la farina, il bicarbonato e il lievito e aggiungere un pizzico di sale e lo zucchero alla violetta. Unire i due composti poco alla volta mentre si lavora con le fruste, così si evitano i grumi. Posizionare i pirottini da 6.5 cm di diametro su una teglia e con un dosa gelato versarvi l'impasto,  oppure usare un sac-à-poche,  in entrambi i casi non superare la metà del pirottino.

  2. Senza premere mettere al centro 10 gr di cioccolato extrafondente.  
  3. Ricoprire la cioccolata con un cucchiaino di impasto.

  4. Infornare a forno statico preriscaldato a 190 gradi per 25 minuti. Fino a doratura, se volete potete decorarli con la cioccolata, oppure lasciarli bianchi o spolverizzarli con lo zucchero a velo.

  5. Perlo zucchero alla violetta vi serviranno 200 gr. di zucchero e 50 gr.di violetta. Mixare tutto tritando, porre il composto su un canovaccio in un vassoio e farlo asciugare. Usarlo o porlo in un vasetto ermetico.

Fonti:
Letenneur L, Proust-Lima C, Le Gouge A, Dartigues J, Barberger-Gateau P; Am J Epidemiol. 2007 Jun 15;165(12):1364-71
Almoosawi S, Fyfe L, Ho C, Al-Dujaili E.; Br J Nutr. 2009 Oct 13:1-9.
Yokoi K, Konomi A, Otagi M.; Br J Nutr. 2009 Jul;102(2):215-20.
NFI – Centro studi dell’alimentazione – Nutrition Foundation of Italy 
INRAN – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

La Puglia in tavola

Cosa preparate per pranzo? Un piatto semplice e veloce per chi ha poco tempo e non vuole rinunciare a gusto e salute. La dieta mediterranea ormai fa da padrona per il nostro benessere, allora cosa aspettate? All’opera, oggi cucineremo le famosissime orecchiette con le cime di rapa. Anche questo è un piatto della tradizione mediterranea, un classico, che però ha le sue regole semplici e gustose. Pronti a indossare grembiule e cappello da chef? Non dimenticate la schiumarola!

Orecchiette alle cime di rapa

Piatto Main Course
Cucina Mediterranean
Preparazione 15 minuti
Cottura 15 minuti
Tempo totale 30 minuti
Porzioni 4
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 20 Gr Olio di oliva Extravergine
  • 500 Gr Orecchiette Fresche
  • 1,5 Kg Cime di rapa
  • 2 Spicchi Aglio
  • 1 Pizzico Sale

Istruzioni

  1. Lavare e mondare le cime di rapa. Partite spellando anche i gambi più grossi, prendete tutte le foglie. Fate sbollentare in abbondante acqua salata. Preparare una padella saltapasta con l'olio e far soffriggere l'aglio. Quando le cime di rapa hanno raggiunto la mezza cottura, saltarle in padella con l'aglio. Chi preferisce può anche aggiungere peperoncino e alici. Nell'acqua di cottura della verdura far cuocere le orecchiette. Scolarle al dente e mantecarle sul fuoco con le cime di rapa.

  2. La variante con filetti di alici e peperoncino, naturalmente prevede attenzione nell'uso del sale, visto che i filetti di alici già sono salati.