Pancake

 

Pancake

Al posto della farina 00 potete usare la farina di avena, per rendere i pancake proteici.

Piatto Breakfast, Snack
Cucina American
Preparazione 10 minuti
Cottura 10 minuti
Tempo totale 20 minuti
Porzioni 6 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 4 Uova
  • 80 Gr Zucchero
  • 200 Gr Farina 00
  • 100 Gr Yogurt Intero
  • 100 ml Latte Intero
  • 2 Cucchiaini Lievito Per dolci
  • Qu.b. Burro o olio

Istruzioni

  1. Dividete gli albumi dai tuorli, lavorate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare spumosi e gli albumi a neve non molto ferma.Unire i due composti e aggiungere la farina setacciata, lo yogurt, il latte e infine il lievito. Mescolate bene, il composto deve risultare senza grumi. Riscaldate a fuoco basso un padellino antiaderente unto di olio o burro e con l'aiuto di un mestolo versarvi il composto, fate cuocere 2 minuti per lato e servite.

Il pancake è un dolce tradizionale per la prima colazione nell’America settentrionale e, con molte varianti, in altre parti del mondo.

Si tratta di frittelle simili alle crêpe, ma spesse circa 3,0-5,00 mm. La ricetta prevede l’impiego di burro, farina, latte, vanillina, sale, zucchero e uova . Esistono tuttavia alcune varianti, che vedono anche l’aggiunta di cannella o miele o l’uso dello yogurt al posto del latte. Lo spessore è dovuto alla consistenza dell’impasto e alla presenza del bicarbonato di sodio o di un altro lievito chimico. Generalmente sono dolci, accompagnate da sciroppo d’aceroconfettura o burro d’arachidi. Possono essere anche salate, con del burro fuso sul pancakecaldo, uova o bacon.

Negli Stati Uniti, i pancake sono anche chiamati hotcakegriddlecake o flapjack; britannici e irlandesi li mangiano tradizionalmente durante il Martedì GrassoPancake Tuesday.

Pancake simili a quelli nordamericani, ma più piccoli, sono infatti consumati nelle isole britanniche e vengono chiamati Scotch pancake. In Australia e Nuova Zelanda si chiamano pikelet. Vengono serviti con panna e marmellata o solo col burro. Negli States questo tipo viene chiamato silver dollar pancake. In Scozia vengono raramente serviti a colazione, mentre vengono invece considerati dolci o dessert. I pancake inglesi sono simili alle crêpefrancesi, ma la ricetta tradizionale viene accompagnata da zucchero e limone.

Nei Paesi Bassi la parola pannenkoek è traduzione letterale di pancake. Gli ingredienti sono gli stessi delle crêpe francesi, ma si cucinano meno sottili. Vengono consumati come seconda colazione e in genere i ristoranti che vendono pannenkoekenseparano la lista di quelli salati (con formaggio, prosciutto, cipolle, zenzero) da quelli dolci (con marmellata, uvetta, frutta). Per il pannenkoeksemplice sono sempre a disposizione sul tavolo sciroppo di zucchero e zucchero a velo.

Anche in ArgentinaCile ed Uruguay sono molto diffusi e si riempiono con dolce di latte o manjar e vengono chiamati panqueque.

La Caprese.

 

Insalata Caprese.

Piatto Appetizer, Main Course, Salad, Snack
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Tempo totale 10 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 500 Gr Mozzarella Di bufala
  • Qu.b. Olio d'oliva extravergine
  • Qu.b. Sale
  • Qu.b. Origano
  • 4 Pomodori Rossi
  • Qu.b. Basilico Fresco

Istruzioni

  1. Lavare e tagliare a fettine sottili i pomodori e la mozzarella, consiglio di usare un coltello in ceramica, hanno un taglio preciso e i prodotti non si ossidano. Guarnire un piatto da portata o singolarmente a porzione alternando le fettine di pomodoro con quelle di mozzarella. Condire con olio, sale e origano e con del basilico fresco, che può essere spezzettato o lasciato intero. 

La Caprese, o insalata caprese, prende il nome dalle sue origini nate sull’isola di Capri. È un ottimo secondo piatto o piatto unico perfetto per l’estate, è  semplicissimo e velocissimo e sì può portare, all’interno di un panino, in riva al mare o per fare una passeggiata tra i boschi.

Molti sostengono che la Ricetta della Caprese debba la sua nascita a un muratore particolarmente patriottico, il quale amava racchiudere i colori del nostro tricolore all’interno di un panino: basilico, pomodoro e mozzarella andavano così a farcire una morbida pagnotta di pane da gustare durante la pausa pranzo.

Tuttavia esiste una prova storica antecedente a questo vicenda, che collocherebbe l’inizio della storia della Caprese intorno agli anni ‘20, quando la ricetta del piatto fece la sua comparsa nel menù dell’Hotel Quisisana di Capri.
Si dice, infatti, che la Caprese facesse parte di una cena futurista, organizzata per il fondatore di questo movimento storico-culturale, Filippo Tommaso Marinetti.

Al fine di stupire il poeta, che più di una volta si era scagliato contro la cucina tradizionale, si diede vita a questa particolare insalata che, oltre a rappresentare l’Italia nei colori e negli ingredienti,  si contrapponeva alla classica pasta che lo stesso Marinetti definiva “passatista di pesantezza”.

  • La caprese fu anche la protagonista di una vicenda che coinvolse, addirittura, il Re Farouk, sovrano d’Egitto.
    Nel 1951, il sovrano si recò in visita a Capri con la famiglia e in un pomeriggio assolato, dopo la richiesta di un pasto veloce che potesse placargli la fame, ebbe l’occasione di assaporare un fragrante panino farcito con pomodoro, mozzarella e basilico.

Branzino in crosta di sale

Oggi vi proporrò una ricetta super veloce, super leggera e dietetica, velocissima, anche per chi non ama tanto cucinare, che, però, vi farà fare una bella figura con gli ospiti o con il vostro amore.

La cottura al sale è uno dei più antichi e salutari metodi di cottura degli alimenti, infatti, grazie ad essa, si possono evitare condimenti come olio, burro e grassi in genere, durante la cottura.
Il branzino alle erbe in crosta di sale cuocerà utilizzando il suo stesso grasso e il vapore della propria naturale umidità, mantenendo intatti sapore, leggerezza e morbidezza.

Al contrario di quello che può sembrare, la preparazione del branzino alla erbe in crosta di sale è estremamente semplice e necessita di pochissimi ingredienti.

La crosta di sale che andremo a realizzare sarà composta solo di sale, ma può avere una variante unendo gli albumi montati a neve, quattro, con il sale fino, un kilo e le erbe aromatiche e la buccia grattugiata di un limone.

Il contorno adatto a questa ricetta deve essere delicato, come insalata o patate lesse o verdure grigliate o al forno, accompagnando tutto con del vino rosé o bianco.

Branzino in crosta di sale.

Piatto Main Course
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 5 minuti
Cottura 40 minuti
Tempo totale 45 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 4 Branzini già puliti
  • Qu.b. Olio d'oliva extravergine
  • 2 Kg Sale Grosso
  • 1 Spicchio Aglio
  • 1 Limone
  • Qu.b. Prezzemolo

Istruzioni

  1. In una teglia mettere 1 kg di sale grosso, adagiarli sopra i branzini e ricoprirli con l'altro kg di sale. Infornare al massimo della temperatura per 40 minuti.

  2. Quando il sale sarà diventato un unico blocco, potete romperlo e pulire e servire il pesce. Se volete, potete fare un'emulsione per condire i pesci con sale, olio succo di limone e aglio e prezzemolo tritato. 

Le praline del Re.

La storia (o leggenda) della pasticceria sembra fatta di pasticci e pasticcioni. Anche quella della pralina, meraviglioso dolcetto di cioccolato dal “cuore” piacevolmente morbido, non è da meno ed ha per “colpevole” monsieur Clement Jaluzot, cuoco di César de Choiseul, duca di Choiseul e conte di Plessis-Praslin, sul finire del Seicento.

Una sera, mentre era intento a preparare una cena di gala indetta dal duca, il nostro Clement fece cadere, ovviamente per errore, lo zucchero fuso in un composto di mandorle tritate. La grandeur francese non escludeva forme nascoste di economia nei palazzi, per cui l’ingegnoso cuoco ricoprì con cioccolato fuso quelle preparazioni ricche e croccanti, e le servì come dessert. Il duca ne rimase entusiasta tanto da proporre le raffinate delizie di cioccolato a tutte le sue feste.

La fama dei deliziosi cioccolatini del duca, divenuto nel frattempo ministro di Stato, era giunta a Versailles. Una sera, durante un’impegnativa cena (una di quelle molto importanti, in cui anche un Ministro può giocarsi la carriera), il Re Luigi XIV gli venne chiesto davanti a tutta la Corte il nome di quelle straordinarie squisitezze. Per farsi bello il duca di Praslin non esitò a sparare una sonora bugia: «Siccome le ho inventate io le ho data il mio nome…. Praline!».

Comunque, la storia (o la leggenda) racconta che anche il vero inventore ebbe la sua ricompensa. Alla fine di una lunga e onorata carriera il fedele Clément si ritirò nel suo paese, Montargis in Francia, dove aprì una pasticceria che è sopravvissuta fino ai nostri giorni.

Per pralina si intende oggi una noce di cioccolato che racchiude una farcitura cremosa. La prima pralina fu realizzata a Bruxelles nel 1912 da Jean Neahaus. Pochi anni più tardi, per ragioni egieniche venne dotata di ballotin, ovvero racchiusa in un fogliettino di carta pieghettata perché era venduta anche singolarmente.

Le praline del Re.

Ricetta velocissima e senza cottura, ottimo dessert. Provatelo! Potete utilizzare anche le nocciole al posto delle mandorle, io ho seguito la tradizione e ho usato le mandorle. I vegani possono usare olio o margarina.

Piatto Breakfast, Dessert, Snack
Cucina French, Italian, Mediterranean
Porzioni 6 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 100 Gr Mandorle Pelate e tostate
  • 100 Gr Zucchero A velo
  • 100 Gr Burro
  • 100 Gr Biscotti secchi Oro saiwa
  • 1 Bicchierino Rhum
  • 300 Gr Cioccolato Extrafondente

Istruzioni

  1. Pelare e tostate le mandorle. Una volta raffreddare potete tritarle. Tritate anche i biscotti, io ho usato gli oro saiwa.

  2. In una ciotola unire lo zucchero, le mandorle e i biscotti tritati,  il burro fuso e il rhum, amalgamare bene.

  3.  Formare delle palline della stessa grandezza dei vostri pirottini. Sciogliere la cioccolata al microonde o a bagnomaria e con l'aiuto di due cucchiaini tuffarvi le palline e adagiarle nei pirottini. Mettete in frigo per mangiarli freschi e per farli asciugare prima.

Gialli, rossi o verdi: I peperoni.

Il peperone importato dall’America meridionale in Europa intorno alla seconda metà  del 1500, era chiamato dapprima “pepe d’India”, in Italia assunse il nome di “peperone” a causa del suo sapore molto affine a quello del pepe.
Questo ortaggio, al contrario del fratello peperoncino, non ebbe una rapida diffusione nella cucina italiana, anche se venne usato nelle ricette napoletane per la pasta prima che il pomodoro lo soppiantasse.
Del peperone troviamo alcuni cenni nella letteratura gastronomica del Seicento: Carlo Nascia lo propone con la cottura del tacchino e Antonio Latini per insaporire le salse.
Un secolo dopo Vincenzo Corrado qualifica ancora questo ortaggio come “cibo rustico e volgare” pur ammettendo che piaceva a molte persone.
Nell’Ottocento i peperoni sott’aceto di un’oste veronese finirono addirittura sulla tavola di Napoleone, dell’imperatore D’Austria e del re di Napoli.
Data la molteplicità delle specie, può capitare che un esemplare di una varietà teoricamente dolce risulti poi piccante, quindi è bene non scordare mai di assaggiarne un pezzetto prima di usarlo. Vegetale fra i meglio conservabili, il peperone è un simbolo della cucina mediterranea, tutte le popolazioni che si affacciano su questo mare ne conoscono innumerevoli ricette: crudo, arrostito, spellato, fritto o in umido. Oggi vi propongo una spadellata di peperoni e salsiccia di prosciutto.

Peperoni gialli, rossi e verdi e salsiccia di prosciutto.

Chi vuole può aggiungere i capperi e per i vegani, naturalmente,  eliminare la salsiccia.

Piatto Main Course
Cucina Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 20 minuti
Tempo totale 30 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 8 Salsicce Di prosciutto
  • 1 Scalogno
  • 6 Peperoni Medi colorati
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • Qu.b. Sale
  • Qu.b. Prezzemolo
  • 1 Spicchio D'aglio

Istruzioni

  1. In una padella far rosolare  com l'olio extravergine d'oliva lo scalogno a pezzetti e l'aglio, aggiungere la salsiccia a pezzi e far rosolare. 

  2. Lavare e svuotare i peperoni dei semi. Tagliare i peperoni a pezzetti e unirli alla salsiccia. Se necessario aggiungere il sale, io non l'ho aggiunto, perché è già insaporito il tutto con la salsiccia. Far cuocere fino a completa cottura della salsiccia. Aggiungere il prezzemolo e servire.

La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti. E’ molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, principalmente potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio.
La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo; le poche calorie ne fanno un cibo consigliato in caso di diete ipocaloriche. Notoriamente, il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia, cioè della pellicola che riveste il frutto.

I bignè ed eclair

Le sue origini sono umili e l’etimologia incerta: il primo uso accertato del termine pare sia riferito a una tipologia di pane ripieno e cotto sotto la cenere.

Ci sono due i tipidi bignè : fritto o ripieno al forno. Il primo è un dolce di carnevale diffuso in diverse regioni italiane, fatto con un impasto di farina-uova-lievito-latte-burro-zucchero-liquore suddiviso in piccole forme, poi fritte e spolverate di zucchero a velo o in America è un impasto salato a forma di triangolo e fritto.

L’altra tipologia di bignè è un guscio di pasta choux ripieno di creme.

La ricetta della pasta choux sembra che nacque durante il Rinascimento alla corte di Firenze, per essere poi esportata in Francia a metà Cinquecento dai cuochi al seguito di Caterina de’ Medici andata in sposa al futuro re Enrico II di Valois; la paternità della preparazione viene attribuita al capo pasticcere mediceo Penterelli, perfezionata dal suo successore Popelini.

Fu verso l’inizio del XIX sec. che la ricetta prese il nome di pasta choux, perfezionata con la farciture di crema pasticcera o crema chantilly da Jean Avice e Marie-Antoine Carême, presentata a “montagnetta” guarnita di caramello (croquembouche) o ricoperta di cioccolata (profiterols) oppure lunghi e glassati eclair. Ci sono varie teorie riguardo al nome (eclair significa fulmine). L’eclair è così buono che si mangia in un lampo, la glassa molto luminosa ricorda il brillare di un fulmine, altri invece parlano della sua forma che ricorda un lampo.

Pasta choux.

Questo impasto può essere usato sia per preparazioni dolci sia per quelle salate. Viene prima cotto sul fornello e poi in forno. Si può usare sia acqua sia latte, che in cottura colorerà meglio i bignè. È consigliabile usare il burro, ma si può usare anche margarina o strutto. La cottura avviene in forno statico, in caso di forno ventilato, diminuire di 20 gradi la temperatura 

Piatto Breakfast, Dessert, Snack
Cucina French, Italian
Preparazione 20 minuti
Cottura 30 minuti
Tempo totale 50 minuti
Porzioni 30 Pezzi
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 185 Gr. Acqua
  • 165 Gr Burro
  • 75 Gr Farina 0 Manitoba
  • 100 Gr. Farina 00
  • 25 Gr Latte Intero
  • 5 Uova
  • Qu.b. Sale

Istruzioni

  1. Mettere a sobbollire l'acqua, il latte,  il sale e il burro a pezzetti, facendolo sciogliere bene. Versate la farina in un solo colpo nella pentola e mescolare velocemente per 1 minuto. Togliere dal fuoco e lavorare l'impasto ancora per 2 minuti. A parte sbattere le uova e unire un po' alla volta man mano che si assorbono, azionare  la frusta a minimo.

  2. Imburrato le teglie da forno e asciugare con carta assorbente. Non usare la carta forno, perché inibisce la lievitazione. 

  3. Riempire la sac à poche liscia e tenendola lateralmente sulla teglia creare i bignè o le eclair

  4. Distanziateli bene e cuocere in forno statico già caldo a 220 gradi per 20 minuti. 

  5. Una volta gonfi e dorati, spegnere il forno e aprirlo per togliere l'umidità e lasciarli raffreddare. Ora potete farcirli a piacimento. 

Il polpo con le patate.

Il polpo con le patate è un piatto tipico italiano, che esalta i profumi e i gusti mediterranei e che fa tanto estate. È un secondo piatto o un piatto unico velocissimo, che si può mangiare caldo o anche freddo.

Il polpo con le patate.

Piatto Appetizer, Main Course, Salad
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 40 minuti
Tempo totale 50 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1,5 Kg Polpo già pulito
  • 4 Spicchi d'aglio Tritati
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • 1 Kg Patate
  • Qu.b. Prezzemolo
  • Qu.b. Sale
  • Qu.b. Alga Kombu

Istruzioni

  1. Mettere in un tegame il polpo già pulito, aggiungere mezzo bicchiere d'acqua, aggiungere un pezzetto di alga kombu ( facoltativo) coprire col coperchio e far cuocere per 40 minuti. Far raffreddare in pentola e poi tagliare a pezzetti.

  2. Nel frattempo lavare e lessare le patate con la buccia per 30 minuti. Farle raffreddare e tagliarle a pezzi. 

  3. Unire il polpo con le patate, l'olio, il sale, il prezzemolo e l'aglio tritato e gustare.

La crostata alla frutta

La Crostata è un dolce tipico italiano basato su un impasto di pasta frolla coperto con confettura, marmellata, crema o frutta fresca. Dolci simili sono diffusi in tutta Europa.

Le guarnizioni più diffuse per la crostata oltre alla confettura sono: la crema pasticcera, la ricotta e la nutella.
La pasta frolla agli esordi accompagnava pietanze agrodolci e salate.
A Venezia una pasta simile alla frolla era già conosciuta dopo l’anno mille, quando si cominciò ad utilizzare la canna da zucchero importata dall’Egitto e dalla Siria.
Alla fine del ‘600 la preparazione della frolla si perfezionò, guadagnandosi la trascrizione nei primi manuali di cucina del ‘700, dove trovava impiego per i pasticci di carne e i timballi accompagnati dalle verdure.
Successivamente i pasticceri tolsero la parte salata e crearono le prime versioni della notissima crostata alla frutta.

Il dolce del buongiorno

Nella ricetta vi ho elencato i tipi di frutta, ma se volete, potete scegliere voi quale mettere. 

Piatto Breakfast, Dessert
Cucina Italian
Preparazione 15 minuti
Cottura 40 minuti
Tempo totale 55 minuti
Porzioni 6
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

Base per la crostata

  • 125 Gr Burro
  • 250 Gr Farina 00
  • 2 Tuorli
  • 100 Gr Zucchero a velo
  • Qu .b. Vaniglia Bacca
  • 200 Gr Ceci o fagioli Secchi

Per la crema pasticcera

  • 500 Ml Latte Intero
  • 250 Ml Panna Fresca
  • 50 Gr Maizena
  • 6 Tuorli
  • 150 Gr Zucchero
  • 1 Bucchierino Di limoncello

Per la decorazione

  • 250 Gr Fragole
  • 2 Kiwi
  • 1 Ananas
  • 2 Pesche
  • 1 Melone retato
  • 1 Cestino Mirtilli
  • Qu.b. Gelatina

Istruzioni

Per la crema pasticcera.

  1. Far bollire il latte e la panna. Contemporaneamente lavorare in una ciotola le uova con lo zucchero, aggiungere l'amido di mais. Versare una parte di latte bollente nella ciotola e mischiare, versare il composto nella pentola ancora sul fuoco con il restante latte e mescolare di continuo, fino a creare una crema densa e liscia. In questo modo la crema non ha grumi e si farà molto rapidamente,  in 3 minuti. Aggiungere il limoncello e mescolare di tanto in tanto per non creare grumi.

Per la base di frolla

  1. In una ciotola lavorare il burro ammorbidito con lo zucchero, le uova e la vaniglia. Aggiungere la farina, impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Mettere in frigo per 30 minuti. Imburrate e infarinate una teglia. Stendere la pasta e foderate la teglia. Porre un foglio di carta forno e mettervi dentro i fagioli e infornare per 15 minuti a 200 gradi. Togliere i legumi e infornare per ulteriori 15 minuti alla stessa temperatura, tempo in cui sfornerete e infornerete spennellando la crostata per 2 volte con gli albumi. Fate raffreddare.

  2. Riempire con la crema e decorare con la frutta che preferite.

  3. Spennellate con la gelatina e mettete in frigo, viste fresca.

Venerdì, zuppa di mare!

1 giugno e la voglia di mare si avvicina, quindi cari cucchiaini e cucchiaine d’argento oggi, venerdì, anche se non siamo in Quaresima , vi cucinerò la zuppa di pesce. Nella mia ricetta semplicissima e velocissima ho messo i pesci che secondo me vi doneranno il gusto dell’estate classico e rustico, perché ho accompagnato la zuppa con dei crostoni di pane casereccio fatto da me al grano saraceno integrale, dalla crosta croccante, questo impasto è no knead, naturalmente chi ha un’impastatrice può utilizzarla. In questo articolo avrete ben due ricette…Non mi resta che dire: ” in cucina!”.

Sapore di mare.

Piatto Appetizer, Main Course, Soup
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 25 minuti
Tempo totale 35 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1 Carota
  • 4 Spicchi d'aglio
  • Qu.b. Sale
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • Qu.b. Pepe Nero
  • Qu.b. Prezzemolo
  • 1 Bicchiere Vino Bianco

2,5 kg di pesce misto: verdesca, nasello, seppie, cozze, vongole, polpo, gallinella,rana pescatrice, gamberetti, pesce spada

Per il pane al grano saraceno

  • 300 Gr Farina 0 Manitoba
  • 100 Gr Farina integrale Manitoba
  • 100 Gr Farina grano saraceno
  • 380 Gr Acqua Tiepida
  • 9 Gr Sale
  • 1 Bustina Lievito madre integrale Secco
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • Qu.b. Farina di mais

Istruzioni

  1. In una casseruola unire l'olio e far rosolare l'aglio pulito e schiacciato, unire il sale,  il pepe e la carota a pezzettini. Unire prima i tranci di pesce e sfumare col vino bianco e far cuocere a fuoco basso per 10 minuti.

  2. Aggiungere i crostacei e far cuocere per 5 minuti. Infine aggiungere il prezzemolo e i molluschi e far cuocere per 10 minuti. Si formerà un brodetto molto saporito. Spegnete e coprite con un coperchio. Guarnire i piatti con il pane rustico il prezzemolo e un filo d'olio extravergine e gustate la zuppa.

Per il pane casereccio con 2 ore e mezza di lievitazione

  1. Unire farina e acqua tiepida, aggiungere il lievito, mischiare e aggiungere il sale. Coprire e lasciare lievitare 2 ore. 

  2. Lavorare ancora l'impasto e porlo in una teglia rotonda e farlo lievitare ancora una mezz'ora. Infornate a forno già caldo a 230 gradi per 30 minuti circa. Bussare sul pane, se suona vuoto, il pane è pronto. Aspettate qualche minuto prima di tagliarlo e poi guarnite la vostra zuppa...o mangiatelo come meglio credete.