La ricotta.

 

Ingredienti

Pasta frolla al cacao

  • 75 Gr Cacao in polvere amaro
  • 450 Gr Farina
  • 125 Gr Zucchero A velo
  • 250 Gr Burro
  • 3 Tuorli
  • Qu.b. Buccia grattugiata di limone e arancia

Ganache di copertura al cioccolato extrafondente

  • 300 Gr Panna fresca
  • 300 Gr Cioccolato extrafondente

Crema di ricotta per il ripieno

  • 1kg Ricotta
  • 4 Uova+ gli albumi precedenti
  • Qu.b. Vaniglia
  • 200 Gr Zucchero
  • 200 Gr Panna fresca

Istruzioni

  1. Impastare prima la frolla. Unire prima lo zucchero, le uova e il burro a pezzetti e man mano aggiungere il cacao, la farina e le bucce grattugiate. Ottenere un impasto omogeneo. Ricoprite con pellicola trasparente e far riposare l'impasto in frigo per un'ora.

  2. Fare sobbollire la panna in un pentolino, spegnere e aggiungere la cioccolata in pezzi. Mescolare bene fino a ottenere una crema, mettere il coperchio e lasciar raffreddare.

  3. Per la crema di ricotta: Unire tutti gli ingredienti in un tegame e a fuoco basso dare un bollore e far addensare un po'. La ricotta deve essere ben scolata senza siero. Rivestire la tortiera con carta forno, stendere la pasta frolla e foderare la tortiera. Versare la crema di ricotta all'interno e infornare a 180 gradi per 25 minuti. Il forno deve essere già caldo. La crostata sarà pronta quando vedrete la ricotta che si fa un po' dorata. Una volta sfornata, lasciatela raffreddare un po' e poi versateci la ganache al cioccolato. Lasciate raffreddare bene e poi mettetela in frigo. Solidificandosi sarà ottima e il taglio perfetto.

La grotta di Polifemo, il primo caseificio da ricotta.

Ebbene sì, la ricotta è una leccornia così conosciuta dagli antichi da essere citata perfino nell’Odissea – per la precisione, nel nono libro. Lavorata e stagionata nella grotta del ciclope doveva essere sicuramente buonissima, tanto da tentare Ulisse e i suoi compagni con le conseguenze che ben sappiamo.

San Francesco d’Assisi, riscopritore della ricotta

Tanto la amavano gli antichi quanto fu dimenticata nel Medioevo. Non sappiamo perché questo sia successo, ma la tradizione cristiana vuole che sia stato il poverello di Assisi ad insegnare nuovamente ai pastori del Lazio a produrre questo formaggio dimenticato, che infatti ora è una specialità del luogo.

Vera o falsa che sia la storia, la ricotta – un formaggio povero, fatto con la parte più umile del latte – trovò così un perfetto promoter. La ricotta infatti è semplice, umile, ma perfettamente bianca e celestiale. Proprio come l’immagine del Santo.

La ricotta pasoliniana

Concludiamo la nostra piccola storia della letteratura della ricotta con un artista contemporaneo. Pasoli andò oltre Omero e la leccornia cremosa divenne addirittura il titolo di una sua opera – La Ricotta, appunto.

Un’opera triste in realtà, in cui il semplice formaggio diventa il pranzo del protagonista, un semplice popolano ignorato e disprezzato dal mondo borghese che lo circonda.

Oggi vi insegnerò una crosta al cioccolato con un ripieno di ricotta, questa è la mia torta preferita, ottima per i bambini.

Crostata ricotta e cioccolato.

Piatto Breakfast, Dessert
Cucina Italian
Preparazione 30 minuti
Cottura 25 minuti
Tempo totale 55 minuti
Porzioni 8
Chef Francesca Tartaglia

Le uova di Pasqua e il Ruby Chocolate.

 

L’uomo nel corso degli anni è stato sempre interessato alle uova per funzioni diverse dalla semplice nutrizione. I primi ritrovamenti di uova decorate con motivi astratti risalgono a un sito archeologico in Sudafrica. In questo sito gli archeologi ritrovarono alcuni frammenti di uova di struzzo vecchie di 60 mila anni e decorate con motivi astratti – le uova erano probabilmente utilizzate come recipienti per l’acqua.

Nei millenni successivi l’uovo di struzzo è sempre rimasto piuttosto diffuso. Nelle tombe di grandi civiltà del passato (come antichi egizi e sumeri) gli archeologi ne hanno ritrovato frammenti decorati o riproduzioni in oro ed argento.

La tradizione di decorare uova passò poi ai primi cristiani che pitturavano le uova di rosso, per ricordare il sangue di Cristo, e le decoravano con croci o altri simboli (una tradizione che dura ancora oggi nei paesi ortodossi e cristiano-orientali). La simbologia dell’uovo per i primi cristiani era abbastanza evidente: dall’uovo nasce la vita che a sua volta veniva associata con la rinascita del Cristo e quindi con la Pasqua. In realtà, le uova decorate secondo questa simbologia sarebbero andate bene anche per il Natale, in occasione della nascita di Cristo, ma secondo alcuni studi la tradizione delle uova pasquali venne rafforzata da un’usanza tipicamente pasquale: la quaresima, cioè il periodo di quaranta giorni prima della Pasqua nel quale i credenti sono tenuti al “digiuno ecclesiastico”. In questo periodo è vietato mangiare carne. In passato, e tuttora nelle chiese cristiane orientali, era vietato mangiare anche le uova. Era difficile però costringere le galline a non depositare uova in quel periodo, così i primi cristiani si trovavano con un surplus di uova che non potevano mangiare. Dalla necessità di farci qualcosa sarebbe nata la tradizione di bollirle fino a farle diventare dure come sassi e poi dipingerle con colori sacri e simbolici.

Dal sacro al profano il passo è breve, e nei secoli successivi la tradizione si sarebbe allargata. Le uova cominciarono ad essere dipinte con colori vivaci che non avevano più nulla a che fare con il Cristo. Nel corso del Diciottesimo e del Diciannovesimo secolo, la storia delle uova pasquali si separò sempre di più dalla religione. Si cominciarono a costruire giocattoli a forma di uova, oppure confezioni per piccoli giocattoli costruite in cartone e coperte di seta.

Il non plus ultra di questo tipo di regali pasquali furono le famose uova di Fabergé, prodotte da una famiglia di gioiellieri per gli zar russi tra il 1885 e il 1917. Le uova di Fabergé erano costruite in oro o altri metalli preziosi ed erano decorate in maniera molto elaborata. Gli zar le utilizzavano come regali pasquali per le loro mogli e madri.

Le uova di Pasqua al cioccolato non sarebbero mai state possibili se non fosse stato per alcune invenzioni nella tecnologia del cioccolato sviluppate nel corso del Diciannovesimo secolo. Il cacao era conosciuto come bevanda da almeno un paio di secoli (lo avevano portato gli esploratori spagnoli dall’America). All’epoca il cioccolato si trovava soltanto in forma liquida e veniva bevuto insieme a latte e zucchero, visto che era estremamente amaro.

All’inizio dell’Ottocento un chimico e cioccolataio olandese di nome Coenraad Johannes van Houten, una specie di padre del cioccolato moderno, fece due invenzioni destinate a cambiare per sempre il mondo del cioccolato.

La prima scoperta di van Houten fu che trattando i semi di cacao con alcuni sali alcalini si riusciva a renderne il sapore più dolce e a favorirne lo scioglimento nell’acqua. La seconda fu un processo in cui, tramite una pressa, si schiacciava il seme di cacao, facendone uscire il grasso, il cosiddetto burro di cacao. Sbriciolando il seme privato di gran parte del suo grasso si otteneva una polvere che sarebbe stata la base di tutti i successivi prodotti di cioccolata.

Probabilmente nela prima metà dell’Ottocento, comparvero le prime uova di cioccolato. All’epoca esisteva già una tradizione che associava le uova alla Pasqua. Questa tradizione venne a sua volta legata al cioccolato quando in Germania, e soprattutto in Francia, vennero prodotte le prime uova di cioccolato piene, in maniera artigianale. All’epoca era difficilissimo ottenere una buona fusione di cioccolato che si potesse versare in uno stampo complesso. La pasta che ne risultava era estremamente fragile, irregolare e friabile. Nel corso dell’Ottocento ci furono ulteriori progressi che portarono alla realizzazione di una polvere di cioccolato pura, senza grassi, a cui veniva aggiunto zucchero e successivamente il burro precedentemente spremuto via. In questo modo si poteva ottenere una pasta liquida che era facile da far fluire in uno stampo.

Verso la fine dell’Ottocento i progressi tecnologici avevano oramai reso possibile unire la tradizione del cioccolato a quello delle uova regalo pasquali. L’idea venne per la prima volta ai dirigenti della Cadbury, un’azienda dolciaria inglese che esiste tuttora, che nel 1875 crearono il primo uovo di cioccolato pasquale vuoto con all’interno una sorpresa – nelle prime uova era un ripieno di mandorle dolci. Nel 1893 la Cadbury produceva 19 tipi diversi di uova pasquali in quella che chiamavano la “Cadbury Brothers Easter list”, cioè la lista di prodotti pasquali dei fratelli Cadbury. Nel 1905 la Cadbury introdusse un’altra innovazione tecnologica, le uova di cioccolato al latte (che era stato inventato una trentina di anni prima in Svizzera). Il nuovo prodotto fu un grandissimo successo di vendite che in poco tempo si diffuse in tutto il mondo. Oggi, la più grande fetta di mercato di uova di cioccolato è costituita proprio da uova di cioccolato al latte.

Oggi vi parlerò del cioccolato rosa, io personalmente ho comprato l’uovo artigianale del Cavalier Nicola di Gennaro, artigiani del cioccolato dal 1903. L’ho trovato all’Esselunga. Il laboratorio artigianale lo trovate sotto il nome di Dg3 Dolciaria S.r.l. ad Ospedaletto d’Alpinolo (Avellino). Il suo colore e gusto sono naturalmente dovuti alle proprietà della fava di cacao da cui prende il nome: Ruby.

Il cioccolato Ruby

Amanti del cioccolato, tenetevi forte: se finora avete vissuto nella certezza che ne esistessero solo tre tipi, d’ora in poi la vostra vita non sarà più la stessa. Oltre al fondente, al latte e bianco ora è stato creato anche quello… rosa! Beh, più o meno rosa.

Questa meraviglia dai toni decisamente pop non deve il suo aspetto Instagram-friendly o il sapore di frutta a nessun additivo, ed alcuni esperti presenti all’evento in Cina che l’hanno assaggiata ne sono già entusiasti. Come Angus Kennedy della Kennedy’s Confectionche ha detto al The Sun:

È qualcosa che avrebbe potuto essere inventato da Willy Wonka. Il colore è un vibrante rosa-rossastro, diverso da qualsiasi cosa abbia mai visto. È dolce come il cioccolato tradizionale, ma invece della sensazione calda e il gusto stucchevole, il sapore è vagamente piccante e fresco. Lascia addirittura il palato pulito e rinfrescato.

Il cioccolato e il suo meraviglioso viaggio.

  • Cari lettori, come vedrete amo il cioccolato alla follia, ma senza cadere nel cioccolismo, per questo vi preparerò spesso dolci al cioccolato, quindi, ho pensato di scrivervi qualche curiosità a riguardo. Il cioccolato ad esempio si trova in molti libri o film. Nel 1964Roald Dahl pubblica una storia per bambini intitolata La fabbrica di cioccolato da cui vengono in seguito prodotti due film: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart (1971) e La fabbrica di cioccolato di Tim Burton (2005). Prima di poter essere mangiato come noi lo conosciamo il cioccolato ha fatto un lunghissimo viaggio attraverso i secoli. Raccontandovi i vari step che ci hanno portato alla tavoletta di cioccolato sarà un po’ come viaggiare nel tempo.

    Plum cake al cioccolato

    Potete coprire i vostri plum cake con dello zucchero a velo o con una ganache al cioccolato.

    Piatto Breakfast, Dessert
    Preparazione 10 minuti
    Cottura 30 minuti
    Tempo totale 40 minuti
    Porzioni 24 Plum cake
    Chef Francesca Tartaglia

    Ingredienti

    • 6 n. Uova
    • 400 gr Zucchero
    • 320 Gr Farina 00
    • 1 Bustina di lievito Per dolci paneangeli
    • 35 Gr Cacao Amaro in polvere
    • 250 Gr Yogurt Bianco
    • 200 Gr Burro Sciolto

    Istruzioni

    1. In un contenitore con le fruste elettriche montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.

    2. Aggiungete lo yogurt, la farina  il cacao e il lievito. Sciogliere il burro al microonde e unirlo a filo all'impasto.

    3. Potete foderare uno stampo con carta forno o imburrato e infarinate uno stampo per plum cake, versandovi l'impasto.

    4. Io personalmente ho usato i pirottini, se volete farlo anche voi, con il dosa gelato versate l'impasto in ogni pirottino, stando attenti a non superarne la metà, dopo averli posizionati su una teglia.

    5. Io ho usato anche dei pirottini a forma di fiore, trovati da Tiger a Roma.

    6. Infornare a 175 gradi per 30 minuti circa, vale sempre la prova stecchino. Una volta raffreddati potete decorarli con lo zucchero a velo.

    Uno studio del 2003 promosso dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) di Roma, sostiene che il cioccolato fa bene al cuore. I risultati hanno rivelato che il fondente aumenta del 20% le concentrazioni di antiossidanti nel sangue, mentre quello al latte non ha alcun effetto; addirittura il fondente perde ogni effetto se accompagnato a un bicchiere di latte. Secondo i ricercatori il latte farebbe diminuire gli effetti positivi e cardioprotettivi. Ma come è arrivata

    a noi la lucida e stupenda tavoletta di cioccolato? È interessante scoprire che lungo viaggio e trasformazione ha subito il seme del cacao e soprattutto prendere coscienza di quanto, gli amanti del cioccolato di ogni età, siano fortunati a vivere in questo periodo storico, in cui il cioccolato è come lo conosciamo noi, dolce, buonissimo, in tavolette, in cioccolatini e tanto altro, mentre era consumato come bevanda salata a base di polvere di semi di cacao e spezie ed era amaro.

I Maya furono i primi a coltivare la pianta del cacao nelle terre tra la penisola dello Yucatán, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala. Per gli Indios i semi sono così preziosi da essere utilizzati come vere e proprie monete. Il cacao ha addirittura significati simbolici e religiosi. Presso i maya il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero “cibo degli Dei”, e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). I maya amavano la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Acqua si diceva haa, e caldo si diceva chacau 

La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche, si presume che fosse presente più di 6.000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco. I primi agricoltori che cominciarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme a questo del cioccolato.

La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. Un’altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella ragazza.

Successivamente ai Maya anche gli Aztechi cominciarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata. Oltre a un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vanigliapeperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e altri componenti addensanti o nutrienti, come farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais e il miele. La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall’alto da un recipiente a un altro. era un articolo di lusso in tutta l’America centrale pre-colombiana; i semi di cacao erano usati come moneta di scambio, di conto e anche come unità di misura: nel tesoro dell’imperatore Motecuhzoma (più noto con il nome di Montezuma) se ne poterono trovare quasi un miliardo.

Nel 1502 avvenne il contatto del cacao con la civiltà europea: Cristoforo Colombo  fu il primo europeo a provare il cacao durante il suo quarto e ultimo viaggio in America sbarca sull’isola di Gunaja, al largo della costa dell’Honduras, dove ha l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao; al ritorno, portò con sé alcuni semi di cacao da mostrare a Ferdinando e Isabella di Spagna, ma non diede alcuna importanza alla scoperta, probabilmente non particolarmente colpito dal gusto amaro della bevanda.

Solo con Hernàn Cortéz si ha l’introduzione del cacao in Europa in maniera più diffusa, era il 1519. Arriva nel Nuovo Mondo dalla Spagna e la popolazione locale lo scambia per il dio Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda sarebbe dovuto tornare proprio in quell’anno. L’imperatore Montezuma, allora, lo accoglie a braccia aperte e gli offre un’intera piantagione di cacao con i relativi proventi. Nel 1528 Cortéz porta in Spagna alcuni semi di cacao, recandoli in dono a Carlo V.

Il primo carico documentato di cioccolato verso l’Europa a scopo commerciale viaggiò su una nave da Veracruz a Siviglia nel 1585.

La tradizionale lavorazione per la produzione delle tavole di cioccolato solide, anch’esse di origine azteca, viene importata nella Contea di Modica, allora protettorato spagnolo. Tale lavorazione dà origine allo xocoàtl, un prodotto che gli abitanti del Messico ricavavano dai semi di cacao triturati su una pietra chiamata metate, prodotto che ormai si produce nella sola Modica in Sicilia.

Fu Caterina, figlia di Filippo II di Spagna, che sposò nel 1585 Carlo Emanuele I, duca di Savoia, a diffondere il Cioccolato con l’arrivo a Firenze alla corte di Cosimo III de Medici. Nel 1606 il cioccolato veniva prodotto in Italia nelle città di FirenzeVenezia e Torino. Nel 1650 il cioccolato viene commercializzato anche in Inghilterra: a Oxford si inizia a servire il cioccolato negli stessi locali in cui si serviva il caffè. Nel XVII secolo divenne un lusso diffuso tra i nobili d’Europa e gli olandesi, abili navigatori, ne strapparono agli spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.

Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose.

Il Brasile, il Venezuela, la Martinica e le Filippineaumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino. Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino da salotto, come lo conosciamo noi, fu inventato a Torino da  Doret. Nel 1820 fu prodotta la prima tavoletta di cioccolata di tipo commerciale in Inghilterra. Nel 1826, sempre a TorinoPierre Paul Caffarel cominciò la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie a una nuova macchina capace di produrre oltre 300 kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l’olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao.

 

Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry. Nel 1852 a Torino Michele Prochet comincia a miscelare cacao con nocciole tritate e tostate creando la pasta Gianduia che verrà poi prodotta sotto forma di gianduiotti incartati individualmente.

Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero, si unì al suocero (François-Louis Cailler, inventore della tavoletta di cioccolato) nella produzione del cioccolato. Nel 1867 cominciarono a includere il lattetra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l’acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l’infanzia di nome Henri Nestlé.

Nel 1879 Rudolph Lindt infine inventò il processo chiamato concaggio (conching), che consiste nel mantenere a lungo rimescolato il cioccolato fuso per assicurarsi che la miscelazione sia omogenea. Il cioccolato prodotto con questo metodo è il cosiddetto “cioccolato fondente”. Ora è proprio arrivato il momento di un pezzo di cioccolato, che ne dite? Ho un’idea, vi posto la ricetta dei plum cake al cioccolato.

Viole e cioccolato

Le viole e il cioccolato, potrebbero essere elementi discordanti, in realtà no. Spesso nelle mie ricette troverete l’uso di fiori, perché non ce ne accorgiamo, ma mangiamo e “beviamo” tanti fiori e il loro uso in cucina è gradevole alla vista quanto alla salute. Infatti la violetta ha proprietà antisettiche e antidolorifiche e aiuta a curare il raffreddore, utile nel cambio di stagione, ma questi rimedi sono spesso legati all’olio essenziale con cui fare suffumigi. Il cioccolato, invece ? Ancora meglio. È un antistress e un antidepressivo naturale, contiene tanto fosforo, potassio, calcio, sodio, ferro e magnesio, integratore energetico e potente antiossidante. Ho pensato di farvi provare una dolce e classica ricetta, ottima per la colazione primaverile, ma anche come dopocena e perché no, accompagnando tutto da un tè alla lavanda e violetta.

Muffin alla violetta e cioccolato

In questa ricetta ho usato il lievito Paneangeli e la cioccolata Extrafondente Emilia Zàini. Per me migliori.

Piatto Breakfast, Dessert
Cucina American, Italian
Preparazione 15 minuti
Cottura 25 minuti
Tempo totale 40 minuti
Porzioni 17 Porzioni
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 180 Gr Burro Temperatura ambiente
  • 200 Gr Zucchero Aromatizzato alla violetta
  • 2 n. Uova Grandi a temperatura ambiente
  • 400 Gr. Farina 00
  • 16 gr Lievito Per dolci
  • 1 Cucchiaino Bicarbonato
  • 250 Gr Latte Fresco intero
  • 1 Pizzico Sale
  • 200 Gr Cioccolato Extrafondente

Istruzioni

  1. In un contenitore versare il latte e le uova  a  temperatura ambiente e il burro fuso tiepido. Lavorare con una frusta. In un'altra ciotola setacciare la farina, il bicarbonato e il lievito e aggiungere un pizzico di sale e lo zucchero alla violetta. Unire i due composti poco alla volta mentre si lavora con le fruste, così si evitano i grumi. Posizionare i pirottini da 6.5 cm di diametro su una teglia e con un dosa gelato versarvi l'impasto,  oppure usare un sac-à-poche,  in entrambi i casi non superare la metà del pirottino.

  2. Senza premere mettere al centro 10 gr di cioccolato extrafondente.  
  3. Ricoprire la cioccolata con un cucchiaino di impasto.

  4. Infornare a forno statico preriscaldato a 190 gradi per 25 minuti. Fino a doratura, se volete potete decorarli con la cioccolata, oppure lasciarli bianchi o spolverizzarli con lo zucchero a velo.

  5. Perlo zucchero alla violetta vi serviranno 200 gr. di zucchero e 50 gr.di violetta. Mixare tutto tritando, porre il composto su un canovaccio in un vassoio e farlo asciugare. Usarlo o porlo in un vasetto ermetico.

Fonti:
Letenneur L, Proust-Lima C, Le Gouge A, Dartigues J, Barberger-Gateau P; Am J Epidemiol. 2007 Jun 15;165(12):1364-71
Almoosawi S, Fyfe L, Ho C, Al-Dujaili E.; Br J Nutr. 2009 Oct 13:1-9.
Yokoi K, Konomi A, Otagi M.; Br J Nutr. 2009 Jul;102(2):215-20.
NFI – Centro studi dell’alimentazione – Nutrition Foundation of Italy 
INRAN – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione