Venerdì, zuppa di mare!

1 giugno e la voglia di mare si avvicina, quindi cari cucchiaini e cucchiaine d’argento oggi, venerdì, anche se non siamo in Quaresima , vi cucinerò la zuppa di pesce. Nella mia ricetta semplicissima e velocissima ho messo i pesci che secondo me vi doneranno il gusto dell’estate classico e rustico, perché ho accompagnato la zuppa con dei crostoni di pane casereccio fatto da me al grano saraceno integrale, dalla crosta croccante, questo impasto è no knead, naturalmente chi ha un’impastatrice può utilizzarla. In questo articolo avrete ben due ricette…Non mi resta che dire: ” in cucina!”.

Sapore di mare.

Piatto Appetizer, Main Course, Soup
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 25 minuti
Tempo totale 35 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1 Carota
  • 4 Spicchi d'aglio
  • Qu.b. Sale
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • Qu.b. Pepe Nero
  • Qu.b. Prezzemolo
  • 1 Bicchiere Vino Bianco

2,5 kg di pesce misto: verdesca, nasello, seppie, cozze, vongole, polpo, gallinella,rana pescatrice, gamberetti, pesce spada

Per il pane al grano saraceno

  • 300 Gr Farina 0 Manitoba
  • 100 Gr Farina integrale Manitoba
  • 100 Gr Farina grano saraceno
  • 380 Gr Acqua Tiepida
  • 9 Gr Sale
  • 1 Bustina Lievito madre integrale Secco
  • Qu.b. Olio d'oliva Extravergine
  • Qu.b. Farina di mais

Istruzioni

  1. In una casseruola unire l'olio e far rosolare l'aglio pulito e schiacciato, unire il sale,  il pepe e la carota a pezzettini. Unire prima i tranci di pesce e sfumare col vino bianco e far cuocere a fuoco basso per 10 minuti.

  2. Aggiungere i crostacei e far cuocere per 5 minuti. Infine aggiungere il prezzemolo e i molluschi e far cuocere per 10 minuti. Si formerà un brodetto molto saporito. Spegnete e coprite con un coperchio. Guarnire i piatti con il pane rustico il prezzemolo e un filo d'olio extravergine e gustate la zuppa.

Per il pane casereccio con 2 ore e mezza di lievitazione

  1. Unire farina e acqua tiepida, aggiungere il lievito, mischiare e aggiungere il sale. Coprire e lasciare lievitare 2 ore. 

  2. Lavorare ancora l'impasto e porlo in una teglia rotonda e farlo lievitare ancora una mezz'ora. Infornate a forno già caldo a 230 gradi per 30 minuti circa. Bussare sul pane, se suona vuoto, il pane è pronto. Aspettate qualche minuto prima di tagliarlo e poi guarnite la vostra zuppa...o mangiatelo come meglio credete.

La piadina romagnola

Diverse sono le ipotesi sull’origine della piadina e sulla sua forma e impasto originale. Fin dagli antichi Romani ci sono tracce di questa forma di pane. La prima testimonianza scritta della piadina risale all’anno 1371. Nella Descriptio Romandiolae, il cardinal legato Anglico de Grimoard, ne fissa per la prima volta la ricetta: “Si fa con farina di grano intrisa d’acqua e condita con sale. Si può impastare anche con il latte e condire con un po’ di strutto”. I prodromi dell’odierna piada possono essere individuati anche in una focaccia a base di farina di ghianda e altre farine povere in uso in tempi antichi nel territorio del Montefeltro.

Nella Romagna interna si prepara leggermente più spessa, mentre sulla costa, ad esempio nel riminese, è tirata più sottile. Era il pane dei poveri. Io vi cucinerò la piadina alla riminese.

Oggi le farciture più comuni, con variazioni da luogo a luogo, sono: alle erbe, chiamato anche ‘crescione verde’, (può trattarsi di spinaci e/o bietole, e nel riminese anche ‘rosole’ (papaveri) macerate nel sale), con o senza ricotta e formaggio grattugiato; con una base di mozzarella e pomodoro abbinata o meno con salumi, e chiamato anche ‘rosso’; con zucca e patate, spesso arricchite di salsiccia o pancetta.

 

Piadina romagnola alla riminese

Questo pane antico e allo stesso tempo molto contemporaneo è velocissimo da fare e utile se dovete organizzare una cena all'improvviso e avete solo un'ora. Potete sostituire lo strutto con dell'olio o del burro, ma cambia decisamente la ricetta della tradizione.

Piatto Appetizer, Breakfast, Dessert, Main Course, Snack
Cucina Italian
Preparazione 10 minuti
Cottura 5 minuti
Tempo di riposo 30 minuti
Tempo totale 15 minuti
Porzioni 16 Piadine
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1 Kg Farina
  • 180 Gr Strutto
  • 400 Gr Acqua Tiepida
  • 15 Gr Sale
  • 1 Cucchiaino Bicarbonato

Istruzioni

  1. In una ciotola mettete la farina e fare un buco al centro, in cui mettere lo strutto e l'acqua tiepida. Aggiungere il bicarbonato e il sale. Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo.

  2. Fare le palline da 100 gr l'una e metterle a riposare per 30 minuti coperte con un contenitore a temperatura ambiente. 

  3. Con un mattarello stendete i dischi di pasta in modo sottile. Se avete il testo romagnolo potete cuocere lì, altrimenti va bene anche una padella antiaderente. Poneteli sulla padella antiaderente già calda. Quando iniziate a vedere le bolle, bucatele e girate la piadina, dopo pochi secondi è pronta per essere farcita a vostro piacimento. 

In data 4 novembre 2014 sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea è stata registrata come Indicazione geografica protetta la piadina romagnola / piada romagnola anche nella variante “alla Riminese”. Il marchio IGP è il risultato di oltre dieci anni di battaglie del Consorzio di tutela e promozione della piadina romagnola, fondato da quattordici produttori in rappresentanza di tutto il territorio interessato.

La pizza al piatto.

Cari lettori, nel 2017 l’Unesco ha dichiarato l’Arte dei pizzaiuoli napoletani “Patrimonio dell’umanità“.

La pasta della pizza, come si crede ormai erroneamente, non è di invenzione napoletana. La pizza margherita è stata inventata a Napoli in onore della regina Margherita, ma il pane e la pasta della pizza si facevano addirittura nell’antico Egitto e in Grecia,  poi hanno avuto un’evoluzione e con più di 100 tipi diversi di pane si guarnivano i banchetti dell’antica Roma. Si può affermare storicamente, quindi, che la pizza nasce a Roma con il termine “pinsa”, un impasto molto proteico, a lunga lievitazione a base di farina integrale, ai cereali e semi. In seguito vi posterò la ricetta della pinza romana. Comunque sia è italiana e buona.

Pizza al piatto.

Questa ricetta necessita di un tempo di lievitazione di minimo 24 h, potete tenere l'impasto in frigorifero per un massimo di 6 giorni ed è vietato il matterello. Si deve stendere con le mani, partendo dal centro del panetto e spingendo l'aria verso i bordi, quando le mani entrano nella circonferenza, spingere e ruotare con entrambe le mani poggiate sulla pasta, poi posizionare la pasta sulle nocche e girare il disco di pasta sulle nocche.

Piatto Appetizer, Breakfast, Main Course, Snack
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 15 minuti
Cottura 15 minuti
Tempo totale 30 minuti
Porzioni 10 Persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 1 Litro Acqua Fredda di frigorifero
  • 1,600 Kg Farina 0 Manitoba 15% proteine
  • 50 Gr Farina Grano duro
  • 30 Gr Sale
  • 3,5 Gr Lievito fresco Di birra
  • Qu.b. Farina di semola Rimacinata

Condimento

  • Qu.b. Pomodoro Salsa
  • 600 Gr Mozzarella Di bufala
  • Qu.b. Olio di oliva Extravergine
  • Qu.b. Salmone o prosciutto o verdure grigliate
  • 1 Foglia di basilico

Istruzioni

  1. La pizza deve lievitare in frigorifero e deve riposare per 24h minimo. 

    Ore 19:00

    Versare tutta l'acqua è aggiungere metà della farina, il lievito e infine il sale. Mescolate fino a ottenere una crema densa, aggiungere la restante farina poco alla volta riducendo la quantità di farina man mano, fino ad asciugatura della massa. Porre in frigo in un contenitore col coperchio.

  2. Ore 15:00 del giorno dopo o del giorno in cui volete mangiare la pizza.

    Estrarre la massa dal frigo, posizionarla sul piano infarinato con farina di semola o grano duro e fare pezzi da 270 gr l'uno. Fare le palline, arrotolando la pasta su se stessa in 3 e in 2, coprire le palline con dei contenitori rovesciati e far lievitare per 5 ore.

  3. Ore 20:00

    Stendere il disco di pasta allargandolo partendo dal centro. Mettere in una teglia o su pietra refrattaria, condire, la mozzarella va in ultimo e l'olio extravergine d'oliva a crudo e infornare alla massima temperatura a forno statico già caldo per 10 minuti. Se avete un forno a legna o un forno che arriva a 400-500 gradi, infornate per un minuto e mezzo. Potete anche non condirla e farcirla a crudo o con la nutella.

Oggi iniziamo con la pizza. La scelta della farina è molto importante, scegliete una farina tipo 0 con un valore superiore o pari al  14-15% di proteine, questo tipo di farina è forte, di forza 12-13%, forza media 10-11%, farina debole 9-10%.

Le farine deboli con un contenuto di proteine del 9-10% (W90-130) si utilizzano per torte, dolci, biscotti. In generale per prodotti che non richiedono lievitazioni lunghe, tipicamente utilizzando il lievito chimico in polvere per dolci.

Le farine di media forza con 10-11% di proteine (W130-200) si utilizzano per pane, focaccia e pizza in teglia che richiedono lievitazioni veloci.

Le farine di forza con 12-13% di proteine (W220-300) si utilizzano per panini, rosette, baguette e pizza da pizzeria. In Generale, per il pane che richiede più lavorazione e tempi lunghi di lievitazione. Infatti, la quantità  più alta di proteine facilita lo sviluppo del glutine con più forza ed elasticità all’impasto e gli consente di racchiudere meglio e più a lungo l’anidride carbonica generata dal lievito durante la lievitazione.

La Farina di alta forza anche conosciuta come farina manitoba dal nome della regione in Canada famosa per il suo grano ad alto contenuto di proteine, contiene il 14-15% di proteine, fondamentali per una buona riuscita dei dolci lievitati alti come panettoni e colombe e la pizza al piatto.

Noi oggi useremo una farina manitoba tipo 0, molto forte con 15% di proteine.

Su Wikipedia trovate questo per quanto riguarda la storia, ma non è tutto esatto.

L’etimologia del nome “pizza” (che non è necessariamente legata all’origine del prodotto) deriverebbe secondo alcuni, da pinsa (dalla lingua napoletana), participio passato del verbo latinopinsere oppure del verbo “pansere”, cioè pestare, schiacciare, pigiare che deriverebbe da pitamediterranea e balcanica, di origine greca (πίττα, dal greco πηκτός ossia “infornato”; secondo quest’ultima ipotesi la parola deriverebbe dall’ebraicoפיתה, dall’arabo كماج e dal greco πίτα, da cui anche pita che appartiene alla stessa categoria di pane o focacce (vedi anche Storia della pizza).

Gli studiosi Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli , accreditano, oltre all’origine greca, anche altre ipotesi, cioè che la parola deriverebbe dal germanico(longobardo o gotico) dell’alto tedesco d’Italia bĭzzo-pĭzzo (da cui anche in tedesco moderno Bissen: “boccone”, “pezzo di pane“, “tozzo di focaccia“). Questa tesi sarebbe pure confermata dall’area di diffusione originaria della parola, che coinciderebbe con il regno e i ducati longobardi di Benevento e Spoleto. Tuttavia la diffusa presenza, in area balcanica di pita, induce J. Kramer,.  Riportato dalla stessa fonte, a cercare nel greco πίτα l’origine dell’italiano “pita“, da cui poi “pizza” per incrocio con “pezzo” oppure “pazzo”.

Nel 2007 gli studiosi Mario Alinei ed Ephraim Nissan hanno proposto un’etimologia semitica della parola “pizza”. Di fatto queste tesi sembrano contraddittorie, ma essendo un alimento così diffuso l’etimologia originaria ed arcaica di questa parola non è evidente. Il dibattito tra i massimi studiosi è aperto e verte sulle tesi presentate.

Auguri Mamme!

Quando ha inizio la festa della mamma? Intanto auguri a tutte le mamme! Per festeggiare tutte le mamme, ho pensato ad un dolce, profumatissimo, cremoso, croccante e soffice, proprio come le mamme. Di seguito trovate l ricetta.
Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista, propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day for Peace (Giornata della madre per la pace), come momento di riflessione contro la guerra, ma l’iniziativa non ebbe successo.

Anna Jarvis celebrò la festa moderna Mother’s Day (Giornata della madre) per la prima volta nel 1908, sotto forma di un memoriale in onore di sua madre, un’attivista a favore della pace. La celebrazione di Jarvis si diffuse e divenne molto popolare, tanto che fu ufficializzata dal presidente Woodrow Wilson nel 1914, quando il Congresso deliberò di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri. Con l’andare del tempo questa festività si è evoluta in una festa commerciale, il cui volume di affari è superato solo dalle festività natalizie.

La festa venne introdotta nel 1917 in Svizzera, nel 1918 in Finlandia, nel 1919 in Norvegia e in Svezia, nel 1923 in Germania e nel 1924 in Austria. Successivamente molti altri Paesi introdussero anch’essi la ricorrenza.

In Italia, ad esempio, la Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo fu celebrata il 24 dicembre 1933, nel quadro della politica della famiglia del governo fascista. Nell’occasione vennero premiate le madri più prolifiche d’Italia. La data era stata scelta in connessione con il Natale. Questa celebrazione, però, non può essere vista come l’inizio della festa della mamma in Italia, perché fu una celebrazione una tantum e perché gli intendimenti erano in parte diversi.

La festa della mamma come la si intende oggi è nata invece a metà degli anni cinquanta in due diverse occasioni, una legata a motivi di promozione commerciale e l’altra invece a motivi religiosi e si festeggia ogni seconda domenica di maggio.

La prima risale al 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con Giacomo Pallanca, presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

La seconda risale all’anno successivo e ne fu protagonista don Otello Migliosi parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il 12 maggio 1957. L’idea di don Otello Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro: il suo tentativo è stato ricordato, in due contributi, anche dal quotidiano vaticano.[3] Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la Festa con importanti manifestazioni a carattere religioso e culturale. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un “Parco della Mamma”, progettato dall’architetto assisano Enrico Marcucci intorno ai resti dell’antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini.

Il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari – insieme ai senatori Bellisario, Baldini, Restagno, Piasenti, Benedetti e Zannini – presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente a ottenere l’istituzione della festa della mamma. L’iniziativa suscitò un dibattito in Senato, che si prolungò anche nell’anno successivo: alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di norma di legge e temevano che la celebrazione della festa potesse risolversi in una fiera di vanità.

La festa comunque si autoistituzionalizzò in tutta Italia; a quanto pare anche i politici hanno le mamme.

Torta di ricotta e mandorle

Questa ricetta ricorda molto la Sicilia e i profumi mediterranei di agrumi e mandorle, è croccante e morbida, cremosa e vellutata. Dedicata a tutte le mamme. Ha vari passaggi, ma di grande effetto alla fine, ci vuole un po' di tempo, come per tutte le cose buone. Ve la posto un po' prima, in modo da poter fare la spesa per domenica. 

Piatto Breakfast, Dessert, Snack
Cucina Italian, Mediterranean
Preparazione 30 minuti
Cottura 40 minuti
Riposo in frigorifero 1 ora
Tempo totale 1 ora 10 minuti
Porzioni 12 persone
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

Per la crema interna

  • 250 Ml Panna Fresca
  • 500 Gr Ricotta Di pecora
  • 250 Gr Zucchero A velo
  • 100 Gr Cioccolato Extrafondente all'arancia
  • 2 Cucchiaio Limoncello
  • 1 Pizzico Cannella
  • 1 Pizzico Zenzero In polvere

Frolla alle mandorle teglia 28 cm diametro

  • 100 Gr Polvere Di mandorle Pelate e tostate
  • 2 Uova
  • 500 Gr Farina 00
  • 260 Gr Zucchero A velo
  • 2 Cucchiaini Miele Di acacia
  • 300 Gr Burro Ammorbidito

Per il disco di pan di Spagna

  • 100 Gr Farina 00
  • 10 Gr Miele Di acacia
  • 5 Uova
  • Qu.b. Vaniglia
  • 140 Gr Zucchero Semolato
  • Qu.b Zucchero a velo Per decorare

Istruzioni

  1. Iniziate a fare la frolla di mandorle così avrà il tempo di riposare in frigo. Tostate leggermente le mandorle pelate, se non le avete pelate, basterà metterle qualche minuto in acqua bollente, fate raffreddare l'acqua, la pellicola si toglierà con molta semplicità. 

  2. Poi riducetele in polvere con un mixer.

  3. Tenete qualche mandorla per la decorazione se volete. Lavorare prima lo zucchero con le uova, poi aggiungete la farina, le mandorle, il miele e il burro ammorbidito a temperatura ambiente. Lavorate bene, creare un panetto, scoprirlo con la pellicola trasparente e porre in frigo per un'ora.

Per il disco di pan di Spagna

  1. Dividere i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli per almeno 10 minuti insieme a 90 gr di zucchero, al miele e alla vaniglia, fino a che non diventino chiari e spumosi. 

  2. Lavate bene le fruste altrimenti gli albumi non montano. Montare gli albumi a neve non troppo ferma insieme ai 50 gr di zucchero rimasti. Unite i due composti con una spatola dal basso verso l'alto e aggiungete con delicatezza la farina setacciata e amalgamate. Stendere l'impasto in una teglia foderata con carta forno. L'impasto che avanza potete utilizzarlo nei pirottini. Livellate con la spatola piatta e liscia e infornare in forno statico già caldo a 220 gradi per 6-7 minuti. La superficie del dolce deve diventare leggermente dorata. Non aprite il forno durante la cottura.

Per la farcia

  1. Montare la panna. Lavorare con lo zucchero la ricotta, aggiungere la cannella, lo zenzero, il limoncello e i pezzetti di cioccolata. Unite i due composti. 

  2. Stendere la frolla e foderate una teglia, che precedentemente avrete ricoperto con carta forno. Cercate di creare dei bordi dritti e alti. Infornate a 180 gradi per 15 minuti.

  3. Una volta raffreddata, farcitela con la crema di ricotta e chiudere con il disco di pan di Spagna. Porre in freezer per una mezz'ora e capovolgere la sul piatto da portata e decorate a piacimento. 

Zucchine alla poveretta di Bari vecchia

 

Le zucchine alla poveretta di Bari vecchia

Un contorno Total veg, buonissimo, legato alla tradizione semplice delle campagne baresi. In questo piatto c'è tutto il profumo del Sud.

Piatto Side Dish
Cucina Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 5 minuti
Tempo di asciugatura 8 ore
Tempo totale 15 minuti
Porzioni 4 Persone
Chef Tradizione locale

Ingredienti

  • 4 n. Zucchine
  • 1/2 Bicchiere Aceto Di mele
  • 3 Cucchiai Olio di oliva Extravergine
  • 1 Rametto Menta Fresca
  • Qu.b. Sale

Istruzioni

  1. Con una mandolina affettare le zucchine dopo averle lavate e asciugate e disporle su un canovaccio pulito, coprire con un altro canovaccio e lasciarle asciugare per 8 ore o tutta la notte. I piatti buoni hanno bisogno di tempo e pazienza. 

  2. In una padella antiaderente riscaldare l'olio e mettere le zucchine su fuoco medio, girarle spesso. Non cuocerle troppo, devono risultare croccanti. Sfumare con l'aceto di mele.

  3. Spegnere il fuoco, aggiungere il sale e qualche foglia di menta, coprire con un coperchio per qualche minuto e servire.

Primo maggio: il gusto della tradizione

La tradizione della giornata di relax da trascorrere all’aria aperta, come pic-nic, risale ai tempi degli antichi Romani per celebrare l’arrivo della primavera con un pranzo gustoso, ma poco impegnativo, per trascorrere del tempo con chi si ama e augurargli felicità e prosperità, condividendo riposo e spensieratezza. Nel Lazio i simboli indiscussi della Festa dei Lavoratori del 1° maggio sono le fave e il pecorino. Le fave sono ricche di sali minerali e poco caloriche. Dai testi antichi siamo riusciti a far risalire la presenza delle fave già dal periododo Neolitico, vista con accezione negativa fino a quando le fave non si utilizzarono per celebrare la dea Flora, protettrice della natura in fiore e della rinascita, festeggiando la primavera, inserendo così nella tradizione prima il lancio dei suoi baccelli per augurare fortuna e ricchezza, e poi considerando di buon auspicio il fatto di trovare 7 semi nello stesso baccello. Le origini del pecorino, invece, si fanno risalire alla Roma Antica narrata nei testi di Plinio il Vecchio e Ippocrate, che già allora ne spiegano i metodi di produzione. Digeribile, proteico e molto calorico, fu usato molto come alimento fondamentale dai legionari prima di ogni battaglia, oggi è il simbolo delle uscite fuori porta del primo maggio laziale, le fave romanesche devono essere tenere e freschissime e il pecorino romano deve essere quello DOP, non molto stagionato. Se volete provare questa tradizione sfiziosa, stendete un telo in spiaggia o in pineta e abbinate un vino frizzante, del pane casareccio e qualche fetta di salame corallina e…buon primo maggio! Che si festeggi per mangiare fave e pecorino, per i lavoratori o per la primavera, l’importante è che ci si diverta sempre.

Abbinamento mediterraneo

Oggi vi propongo un abbinamento fresco, mediterraneo e gustoso in previsione dell’estate, che già ci fa respirare questa calda primavera. Le melanzane saranno protagoniste semplici di questo contorno, che può diventare antipasto su una fetta di pane croccante o su uno spicchio di focaccia, oppure condimento per la pasta. Inutile ricordarvi l’importanza della qualità delle materie prime, quando scegliete le melanzane dal fruttivendolo, ricordate di prendere quelle dure, lucide e nere. A voi la fantasia su come utilizzare il mio piatto, che in realtà è un piatto della tradizione mediterranea, da gustare guardando il mare.

Melanzane mediterranee

Piatto Main Course, Side Dish
Cucina Mediterranean
Preparazione 10 minuti
Cottura 20 minuti
Tempo totale 30 minuti
Porzioni 4
Chef Francesca Tartaglia

Ingredienti

  • 3 n. Melanzane Grandi Nere
  • 15 Gr Olio di oliva Extravergine
  • 2 Cucchiai Capperi Sottaceto
  • 1 Pizzico Sale
  • 1 Rametto Menta
  • 2 Spicchi Aglio

Istruzioni

  1. Tagliare a fettine uno spicchio d'aglio, l'altro con parte della buccia schiacciarlo leggermente, entrambi farli rosolare in una casseruola o in una padella antiaderente alta nei bordi. Lavare e tagliare a cubetti le melanzane e metterle nella casseruola e chiudere con un coperchio. Far cuocere per 5 minuti. Aggiungere il sale. Se vedete che è troppo secco, aggiungete un bicchiere di acqua poco alla volta. Far cuocere per 10 minuti a fuoco moderato. Aggiungere i capperi e la menta spezzettata.

  2. Variante: potete aggiungere filetti di alici e peperoncino nel soffritto di aglio.